Altrove dietro l’angolo: Una domenica sui Colli Euganei tra Valsanzibio e il Catajo
📅 19 aprile 2026
Altrove dietro l’angolo: Una domenica sui Colli Euganei tra Valsanzibio e il Catajo
Quando un giardino diventa percorso e un castello racconto
Ci sono posti che non ti chiedono di essere inquadrati da lontano, ma solo guardati meglio.
I Colli Euganei, in una domenica qualunque, possono diventare il nostro altrove: basta perdersi nel labirinto dei Giardini di Valsanzibio per poi ritrovarsi davanti all’imponenza del Castello del Catajo.
Per noi Veneti, i Colli sono la meta classica per la tradizionale gita fuori porta: tra castelli, ville e giardini, c’è l’imbarazzo della scelta. Così, domenica scorsa, Alberto ed io, ci siamo uniti alla visita organizzata dall’associazione “Moriago Racconta”.
Natura e simbologia nel Giardino di Valsanzibio
Desideravo da tempo visitare il giardino monumentale di Valsanzibio, a Galzignano Terme in provincia di Padova. Realizzato tra il 1665 e il 1696 dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo come voto solenne per salvare la famiglia dalla peste, il progetto fu ispirato dal primogenito Gregorio ed affidato all’architetto fontaniere Luigi Bernini, fratello del ben più celebre Gian Lorenzo.
Non è solo un capolavoro botanico, ma un percorso simbolico che rappresenta in ogni sua tappa un passo dell’anima verso la purificazione.
Quasi a sottolineare l’arduità dell’impresa, un cielo grigio ha minacciato pioggia sin dal nostro arrivo. Ma non ci siamo scoraggiati: abbiamo varcato il Portale di Diana, l’ingresso monumentale, pronti a iniziare il nostro cammino di redenzione che conduce dall’Errore alla Verità.
Luna: la sentinella a guardia del Portale di Diana
Gli affreschi dello Zelotti: Un racconto per immagini
Varcata la soglia del primo salone affrescato – il cui pezzo forte è il grande albero genealogico degli Obizzi -, ci si ritrova immersi nella storia, e da lì si passa a tutte le altre sale interamente decorate Giovanni Battista Zelotti, allievo del Veronese. E’ un ciclo di pittura autocelebrativa tra i meglio conservati: quaranta riquadri che narrano le gesta degli Obizzi, tra battaglie, matrimoni e tragici delitti. La vividezza dei colori e la cura dei dettagli tolgono il fiato, come se il tempo lì si fosse fermato al XVI secolo. Qui non è permesso fare foto, ma io le ho scattate con la mente.
Dal piano nobile si accede a un terrazzo immenso, un vero “salone da ballo a cielo aperto” - dove nel 1838 si esibì Franz Liszt - con una vista mozzafiato sui Colli Euganei.
Scendendo per la scala interna, scavata nella viva roccia, abbiamo esplorato il giardino annesso che ospita piante secolari come le due magnolie settecentesche e l’imponente sequoia americana fino a giungere alla peschiera punteggiata di ninfee gialle che, complice il cielo grigio, erano timidamente chiuse.
E da questa prospettiva, il Castello del Catajo svela il suo volto elegante da villa principesca.
Lucrezia, La Dama Azzurra
Come ogni castello che si rispetti, anche il Catajo ha il suo fantasma: Lucrezia Dondi Dall'Orologio. Moglie di Pio Enea II, divenne protagonista di uno sconvolgente fatto di cronaca nera del 1654: fu pugnalata a morte nella sua camera, nel Palazzo Obizzi di Padova. Dell'omicidio fu accusato Attilio Pavanello, un corteggiatore respinto: la sua colpevolezza non fu mai accertata e il delitto rimase, di fatto, irrisolto.
Il marito volle portare al Catajo la “Pietra insanguinata” — visibile ancora oggi — ovvero la porzione di pavimento sulla quale Lucrezia era stata rinvenuta e dalla quale si narra non fu più possibile lavar via il sangue. Da allora, molti hanno riferito di aver visto il fantasma di una donna avvolta in un abito azzurro vagare di notte per i corridoi.
Storia reale e leggenda si fondono nella malinconica Dama Azzurra, aggiungendo un velo di mistero alla bellezza solenne di questo castello.
📍Organizza il tuo “Altrove” sui Colli Euganei
Una domenica quasi perfetta con l’unico rimpianto del labirinto non percorso a causa della pioggia. Ma forse è giusto così: per certe esperienze, deve arrivare il momento giusto.
Questi luoghi sono dei veri tesori a Kilometro Zero (o quasi!): oltre ai Giardini di Valsanzibio e al castello del Catajo, con una buona pianificazione, nella stessa giornata, potete aggiungere il borgo medievale di Arquà Petrarca con la Casa di Petrarca, e Villa dei Vescovi, a Torreglia. Le distanze sono minime: ciascun sito dista circa 15 minuti in auto l’uno dall’altro.
Ecco l’itinerario che vi consiglio per replicare la mia giornata (magari sperando nel sole!):
Mattina: Giardino di Valsanzibio (Galzignano Terme). Calcolate almeno 90 minuti per la visita guidata e il labirinto.
Pranzo: Sosta ad Arquà Petrarca. Io ho mangiato divinamente all'Osteria Al Guerriero.
Pomeriggio: Castello del Catajo (Battaglia Terme). La visita guidata dura circa un’ora, calcolate poi altri 30 minuti per passeggiare in autonomia nei giardini.
Se avete ancora tempo: A pochi minuti c’è Villa dei Vescovi (Luvigliano di Torreglia), un bene FAI meraviglioso.
💡 Info Utile: Esiste un biglietto cumulativo da 27 Euro che comprende l’ingresso alle tre dimore storiche (Valsanzibio, Catajo e Villa dei Vescovi).
Durata totale: 1 giornata
Difficoltà: Facile/Passeggiata
Consiglio extra: Se andate in aprile, non tornate a casa senza gli ottimi asparagi e le fragole, i frutti di stagione di questo territorio
Ultimo aggiornamento a cura di Inquadro Altrove: 29 aprile 2026
Altrove dietro l’angolo: Una domenica sui Colli Euganei tra Valsanzibio e il Catajo
Un
primo sguardo al Castello del Catajo, che emerge imponente tra le
fronde del giardino
Ci sono posti che non ti chiedono di essere inquadrati da lontano, ma solo guardati meglio.
I Colli Euganei, in una domenica qualunque, possono diventare il nostro altrove: basta perdersi nel labirinto dei Giardini di Valsanzibio per poi ritrovarsi davanti all’imponenza del Castello del Catajo.
Per noi Veneti, i Colli sono la meta classica per la tradizionale gita fuori porta: tra castelli, ville e giardini, c’è l’imbarazzo della scelta. Così, domenica scorsa, Alberto ed io, ci siamo uniti alla visita organizzata dall’associazione “Moriago Racconta”.
Natura e simbologia nel Giardino di Valsanzibio
Desideravo da tempo visitare il giardino monumentale di Valsanzibio, a Galzignano Terme in provincia di Padova. Realizzato tra il 1665 e il 1696 dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo come voto solenne per salvare la famiglia dalla peste, il progetto fu ispirato dal primogenito Gregorio ed affidato all’architetto fontaniere Luigi Bernini, fratello del ben più celebre Gian Lorenzo.
Non è solo un capolavoro botanico, ma un percorso simbolico che rappresenta in ogni sua tappa un passo dell’anima verso la purificazione.
Quasi a sottolineare l’arduità dell’impresa, un cielo grigio ha minacciato pioggia sin dal nostro arrivo. Ma non ci siamo scoraggiati: abbiamo varcato il Portale di Diana, l’ingresso monumentale, pronti a iniziare il nostro cammino di redenzione che conduce dall’Errore alla Verità.
Luna: la sentinella a guardia del Portale di Diana
Luna,
l'agguerrita custode del Bagno di Diana
Ad accoglierci è stata Luna, il regale cigno nero che sorveglia le acque della Peschiera dei Fiumi, la vasca decorata con le due statue delle divinità fluviali, il Bacchiglione e il Brenta, i fiumi padovani. Proveniente dall’Australia, ha vent’anni e da quattro ha perso il suo compagno. Da allora è in lutto e difende il suo territorio a colpi di becco: un’unione monogama che ha trasformato questa vasca nella memoria di una casa un tempo condivisa.
La pioggia nel labirinto
Il Giardino di Valsanzibio è uno dei più estesi ed integri giardini d’epoca del mondo: occupa ben 10 ettari ed è stato premiato tra i più belli d’Europa. E’ la famiglia Pizzoni dei Conti Ardemani che dal 1929 lo preserva con cura.
Tra le tappe più importanti del nostro viaggio di redenzione troviamo la Grotta dell’eremita, l’Isola dei Conigli, il Monumento al tempo. Ma il cuore pulsante è il celebre Labirinto: un chilometro e mezzo delimitato da seimila arbusti di bosso secolare.
La pioggia ci ha negato di percorrerlo - gli ombrelli potrebbero danneggiare le piante - ma non la comprensione della forte simbologia che presiede al progetto. Il labirinto è una metafora e rappresenta il disorientamento dell’anima carica di peccato: fra le alte pareti verdi, le strade più brevi si rivelano dei vicoli ciechi che simboleggiano i sette vizi capitali. Solo chi riesce a tornare sui propri passi sulla via del pentimento, riesce a raggiungere la torretta centrale conquistando una chiara visione del proprio ruolo su questa terra.
Il cammino prosegue tra statue in pietra d’Istria, fontane e scherzi d’acqua, le innumerevoli piante ed essenze, fino alla Scalinata del Sonetto e al Piazzale delle Rivelazioni, dove si affaccia Villa Barbarigo, il cui interno purtroppo non fa parte dell’itinerario di visita.
E’ raro trovare un luogo che sia riuscito a sfidare i secoli mantenendo intatta la sua missione spirituale. Qui la continuità non è solo un concetto astratto: si avverte sotto i piedi, mentre calpestiamo lo stesso suolo dei Barbarigo e dei loro nobili ospiti del XVII secolo.
Una pausa di sole ad Arquà Petrarca
Il breve tragitto verso Arquà Petrarca attraversa i campi di asparagi, rinomato prodotto di stagione. Dopo un pranzo memorabile all’Osteria “Al Guerriero” – che vi consiglio caldamente - ci siamo goduti qualche raggio di sole passeggiando tra i vicoli di questo incantevole borgo medievale, scelto dal Petrarca nei suoi ultimi anni di vita. Merita una visita a parte, ma non oggi. Ci aspetta il Castello del Catajo, a Battaglia Terme, a pochi chilometri.
Il Castello del Catajo, tra storia e leggenda (dagli Obizzi allo Swiffer)
Tra le tappe più importanti del nostro viaggio di redenzione troviamo la Grotta dell’eremita, l’Isola dei Conigli, il Monumento al tempo. Ma il cuore pulsante è il celebre Labirinto: un chilometro e mezzo delimitato da seimila arbusti di bosso secolare.
La pioggia ci ha negato di percorrerlo - gli ombrelli potrebbero danneggiare le piante - ma non la comprensione della forte simbologia che presiede al progetto. Il labirinto è una metafora e rappresenta il disorientamento dell’anima carica di peccato: fra le alte pareti verdi, le strade più brevi si rivelano dei vicoli ciechi che simboleggiano i sette vizi capitali. Solo chi riesce a tornare sui propri passi sulla via del pentimento, riesce a raggiungere la torretta centrale conquistando una chiara visione del proprio ruolo su questa terra.
Il cammino prosegue tra statue in pietra d’Istria, fontane e scherzi d’acqua, le innumerevoli piante ed essenze, fino alla Scalinata del Sonetto e al Piazzale delle Rivelazioni, dove si affaccia Villa Barbarigo, il cui interno purtroppo non fa parte dell’itinerario di visita.
E’ raro trovare un luogo che sia riuscito a sfidare i secoli mantenendo intatta la sua missione spirituale. Qui la continuità non è solo un concetto astratto: si avverte sotto i piedi, mentre calpestiamo lo stesso suolo dei Barbarigo e dei loro nobili ospiti del XVII secolo.
Una pausa di sole ad Arquà Petrarca
Il breve tragitto verso Arquà Petrarca attraversa i campi di asparagi, rinomato prodotto di stagione. Dopo un pranzo memorabile all’Osteria “Al Guerriero” – che vi consiglio caldamente - ci siamo goduti qualche raggio di sole passeggiando tra i vicoli di questo incantevole borgo medievale, scelto dal Petrarca nei suoi ultimi anni di vita. Merita una visita a parte, ma non oggi. Ci aspetta il Castello del Catajo, a Battaglia Terme, a pochi chilometri.
Il Castello del Catajo, tra storia e leggenda (dagli Obizzi allo Swiffer)
Edificio maestoso, ricco di fascino e leggende, il Castello del Catajo fu edificato a partire dal 1570 per celebrare la potenza degli Obizzi. Di origine borgognona, si affermarono come abili condottieri e "capitani di ventura", accumulando ricchezze e prestigio. Dopo essere divenuto l’elegante residenza di villeggiatura degli Asburgo d’Este (e successivamente degli Asburgo d’Austria), nel 2016 il Castello fu salvato dall’oblio e dalla rovina da Sergio Cervellin: l’imprenditore che ha rivoluzionato il mondo delle pulizie domestiche con l’invenzione del mocio e dello swiffer con una mission da “sognatore pragmatico”: restaurarlo e aprirlo al pubblico affinché non venisse violato per sempre.
Una volta giunti davanti al portale, ci è apparso come una dimora unica nel suo genere, a metà tra una fortezza militare e una reggia principesca.
Anche il nome “Catajo” è un mistero: c’è chi lo collega al Catai, la Cina di Marco Polo, ai cui palazzi imperiali doveva ispirarsi, e chi, più verosimilmente, lo interpreta come la “tenuta sul tajo”, il canale di Battaglia.
Con le sue 350 stanze è sicuramente una delle dimore storiche più imponenti d’Europa, ma non tutte le aree del palazzo sono visitabili.
Una volta giunti davanti al portale, ci è apparso come una dimora unica nel suo genere, a metà tra una fortezza militare e una reggia principesca.
Anche il nome “Catajo” è un mistero: c’è chi lo collega al Catai, la Cina di Marco Polo, ai cui palazzi imperiali doveva ispirarsi, e chi, più verosimilmente, lo interpreta come la “tenuta sul tajo”, il canale di Battaglia.
Con le sue 350 stanze è sicuramente una delle dimore storiche più imponenti d’Europa, ma non tutte le aree del palazzo sono visitabili.
Vista
dal terrazzo panoramico sul Cortile dei Giganti e
sul
profilo inconfondibile dei Colli Euganei. (Credit:
Foto tratta dal sito ufficiale del Castello del Catajo)
Dal settecentesco portale d’ingresso si accede al Cortile dei Giganti, utilizzato per le rappresentazioni teatrali e in alcune occasioni completamente allagato per svolgere le naumachie, le simulazioni di antiche battaglie navali. Superata la bizzarra Fontana dell’Elefante, siamo saliti al piano nobile percorrendo le scale esterne progettate per essere solcate direttamente a cavallo. Un ingresso trionfale nelle antiche sale dell’appartamento di rappresentanza: un affascinante viaggio nel tempo tra arte, storia e mistero.
La
Fontana dell’Elefante
(Credit:
Foto tratta dal sito ufficiale del Castello del Catajo)
Varcata la soglia del primo salone affrescato – il cui pezzo forte è il grande albero genealogico degli Obizzi -, ci si ritrova immersi nella storia, e da lì si passa a tutte le altre sale interamente decorate Giovanni Battista Zelotti, allievo del Veronese. E’ un ciclo di pittura autocelebrativa tra i meglio conservati: quaranta riquadri che narrano le gesta degli Obizzi, tra battaglie, matrimoni e tragici delitti. La vividezza dei colori e la cura dei dettagli tolgono il fiato, come se il tempo lì si fosse fermato al XVI secolo. Qui non è permesso fare foto, ma io le ho scattate con la mente.
Dal piano nobile si accede a un terrazzo immenso, un vero “salone da ballo a cielo aperto” - dove nel 1838 si esibì Franz Liszt - con una vista mozzafiato sui Colli Euganei.
Scendendo per la scala interna, scavata nella viva roccia, abbiamo esplorato il giardino annesso che ospita piante secolari come le due magnolie settecentesche e l’imponente sequoia americana fino a giungere alla peschiera punteggiata di ninfee gialle che, complice il cielo grigio, erano timidamente chiuse.
E da questa prospettiva, il Castello del Catajo svela il suo volto elegante da villa principesca.
Lucrezia, La Dama Azzurra
Come ogni castello che si rispetti, anche il Catajo ha il suo fantasma: Lucrezia Dondi Dall'Orologio. Moglie di Pio Enea II, divenne protagonista di uno sconvolgente fatto di cronaca nera del 1654: fu pugnalata a morte nella sua camera, nel Palazzo Obizzi di Padova. Dell'omicidio fu accusato Attilio Pavanello, un corteggiatore respinto: la sua colpevolezza non fu mai accertata e il delitto rimase, di fatto, irrisolto.
Il marito volle portare al Catajo la “Pietra insanguinata” — visibile ancora oggi — ovvero la porzione di pavimento sulla quale Lucrezia era stata rinvenuta e dalla quale si narra non fu più possibile lavar via il sangue. Da allora, molti hanno riferito di aver visto il fantasma di una donna avvolta in un abito azzurro vagare di notte per i corridoi.
Storia reale e leggenda si fondono nella malinconica Dama Azzurra, aggiungendo un velo di mistero alla bellezza solenne di questo castello.
Vista aerea del Castello del Catajo. (Credit: Foto tratta dal sito ufficiale del Castello del Catajo)
📍Organizza il tuo “Altrove” sui Colli Euganei
Una domenica quasi perfetta con l’unico rimpianto del labirinto non percorso a causa della pioggia. Ma forse è giusto così: per certe esperienze, deve arrivare il momento giusto.
Questi luoghi sono dei veri tesori a Kilometro Zero (o quasi!): oltre ai Giardini di Valsanzibio e al castello del Catajo, con una buona pianificazione, nella stessa giornata, potete aggiungere il borgo medievale di Arquà Petrarca con la Casa di Petrarca, e Villa dei Vescovi, a Torreglia. Le distanze sono minime: ciascun sito dista circa 15 minuti in auto l’uno dall’altro.
Ecco l’itinerario che vi consiglio per replicare la mia giornata (magari sperando nel sole!):
Mattina: Giardino di Valsanzibio (Galzignano Terme). Calcolate almeno 90 minuti per la visita guidata e il labirinto.
Pranzo: Sosta ad Arquà Petrarca. Io ho mangiato divinamente all'Osteria Al Guerriero.
Pomeriggio: Castello del Catajo (Battaglia Terme). La visita guidata dura circa un’ora, calcolate poi altri 30 minuti per passeggiare in autonomia nei giardini.
Se avete ancora tempo: A pochi minuti c’è Villa dei Vescovi (Luvigliano di Torreglia), un bene FAI meraviglioso.
💡 Info Utile: Esiste un biglietto cumulativo da 27 Euro che comprende l’ingresso alle tre dimore storiche (Valsanzibio, Catajo e Villa dei Vescovi).
Durata totale: 1 giornata
Difficoltà: Facile/Passeggiata
Consiglio extra: Se andate in aprile, non tornate a casa senza gli ottimi asparagi e le fragole, i frutti di stagione di questo territorio
Ultimo aggiornamento a cura di Inquadro Altrove: 29 aprile 2026







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